IDENTITÀ

Vi siete mai chiesti “chi sono”? Bella domanda eh!

Ebbene, se non  riuscite a dare una risposta ben venuti nel club. Sarebbe bello fare un gruppo whatsapp in merito, il problema è che più di sette miliardi di persone sarebbero un po’ troppe.

In psicologia sono stati scritti fiumi di parole, in filosofia idem e qualsiasi disciplina scientifica in un modo o nell’altro se ne è occupata.

Allora perché è così difficile definire chi sono?

Semplice: non possiamo definirci perché sarebbe riduttivo ridimensionarci ad una, per quanto ampia, mera categoria concettuale astratta. Se vuoi scoprire chi sei “sii chi sei”! Come cantava un noto filosofo moderno “lo scopriremo soltanto vivendo”!

Dove sta il problema? Dentro di noi: il nostro cervello logico.  Per capirci quello molto utile per fare 2 + 2, ossia la parte della nostra psiche che si occupa di concettualizzare e di definire a livello razionale. Vorrei precisare che intendo cervello come metafora per riferirmi alla nostra parte logica razionale e non solo alla parte sinistra dell’encefalo come spesso viene fatto con la tanto decantata suddivisione degli emisferi esemplificando in modo semplicistico il funzionamento della nostra mente, a questo proposito vi invito a leggere il testo di Della Sala S. del 2006 “Miti della mente. Credenze popolari ed evidenze scientifiche sul funzionamento della mente e del cervello”.

La logica e la definizione sono uno degli aspetti dell’universo uomo. Un po’ come succede in fisica dove ci si occupa molto degli elementi che compongono la materia (tipo nucleo, elettroni, protoni ecc..) che sono visibili, quantificabili, descrivibili e “concettualizzabili” mentre di ciò che c’è tra le parti viene definito come vuoto e quindi facciamo finta che non esista. Pensate che se togliessimo il vuoto che c’è all’interno della materia che compone un grattacielo quello che noi consideriamo materia, cioè gli elementi che percepiamo con i sensi percettivi  noti, si ridurrebbe ad un granello di sabbia. Minchia ( scusate il francesismo) questo “niente”.

Il niente così inteso mi ricorda la considerazione che diamo all’acqua. Il nostro corpo è composto al 70% di acqua. Il globo terrestre è composto al 70% di acqua (e lo chiamiamo “terrestre” sarebbe più appropriato “acquestre”). Oggi alcuni ricercatori italiani hanno scoperto che sotto la crosta terrestre ci sarebbero oceani addirittura più ampi di quelli di superficie. “Eppure per dire che una cosa non vale niente diciamo che è acqua fresca e ci limitiamo a considerare l’acqua H2O. Se poi qualcuno dice che l’acqua ha memoria ci stracciamo le vesti.” (citazione dell’illustre e ahimè compianto fisico Emilio Del Giudice)

Insomma, e qui mi ricollego alla domanda iniziale, impazziamo, e non è un eufemismo, se cerchiamo di definirci perché ci confondiamo con un minuscolo aspetto della nostra vera identità che è il pensiero.

Noi sappiamo che accanto al cervello logico, sempre parlando in metafora, abbiamo il cervello emozionale. Le emozioni per secoli sono state considerate qualcosa da reprimere e solo negli ultimi secoli si è riscoperta la loro essenziale funzione evolutiva. Oggi finalmente oltre all’intelligenza classica, si parla di intelligenza emotiva, cioè della capacità conoscere e gestire in modo adattivo le nostre emozioni e di intelligenza sociale in relazione all’emotività nelle dinamiche interpersonali. Già questo ci distacca da una possibile concettualizzazione perché in sé l’emozione non può essere compresa solo attraverso una descrizione astratta ma deve essere sentita. Ed è attraverso l’apertura alle emozioni (apertura non significa agire le emozioni ma riconoscerle e ascoltarle) che si apre la porta ad una nostra parte tanto ignota quanto presente e indispensabile all’evoluzione del genere umano: l’intuito. Quando l’intuito ci ispira, emozioni e pensiero si incontra dando luogo alla creatività.

Possiamo paragonare intuito e creatività nell’uomo a ciò che è il vuoto tra le particelle note della materia (in merito alle particelle consiglio un autore fuori dalle righe ma che fa riflettere Wilhelm Reich e la sua tesi sui bioni).

Anche l’intuito spesso si liquida con frasi fatte, come per il vuoto e per l’acqua, del tipo “è stato un colpo di culo”, “delle volte capita”, “pensa mi sono staccato da tutto e poi di colpo, non so come, mi è arrivata l’ispirazione”. Bravo non sai come, semplice ti sei distaccato che è la via per gestire stress e problemi attingendo alle nostre risorse più profonde, ma questo sarà oggetto di un altro articolo, voglio solo anticipare che l’umorismo in questo può svolgere un ruolo strategico.

E arriviamo al dunque: nessuno può negare che intuito e creatività esistono, ma allo stesso tempo risulta impossibile concettualizzarli in modo esaustivo o dire con quale dei 5 sensi li sentiamo. Non sono logicamente definibili ne misurabili ma sono essi che nella storia hanno cambiato il mondo.

Senza l’intuizione e la creatività chi avrebbe inventato la ruota, la stessa matematica e i suoi sistemi sono frutti dell’intuizione. Laddove non arrivano la razionalità e la logica ci pensa l’intuizione.

Semplicemente siamo nel campo del non percettibile attraverso i sensi comuni a cui appartiene la risposta alla domanda “chi sono?”.

La risposta a questa domanda  quindi è: non possiamo definire chi siamo ma dobbiamo intuirlo sentendo in modo olistico (con tutte le nostre parti fuse in un tutt’uno che è più della somma delle parti) che in quello che facciamo stiamo realizzando la nostra essenza.

– Luca Lombardini –

 

 

 

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